Francesco Biraghi

Francesco Biraghi, chitarrista milanese, ha studiato con Antonio Barbieri e Ruggero Chiesa, perfezionandosi in seguito con Oscar Ghiglia e Hopkinson Smith. Ha insegnato chitarra per 45 anni nei Conservatori di Stato italiani e si è occupato per tutta la vita di letteratura da camera con chitarra e di storia del repertorio chitarristico. Ha inciso undici CD e si è prodotto in più di settecento concerti in 53 nazioni di quattro continenti. Possiede tre chitarre José Ramirez.

(Foto Roberto Aquari)

Un omaggio a Casa Ramirez

Appartengo alla generazione che considerava una chitarra Ramirez il punto d’arrivo di una carriera di studio e formazione sulle sei corde. Si poteva iniziare su chitarre da studio di qualità varia e di fabbricazione diversa, provenienti da Europa, America o Giappone, ma si approdava infine e inevitabilmente a una Ramirez, il cui prestigio e valore erano garantiti dalla figura di Andrés Segovia, di fatto e per anni unico gigantesco testimonial del marchio. Nel 1982 durante una delle prime tournée all’estero, suonai a Madrid e non volli perdere l’occasione di visitare la celebre “tienda” di Concepcion Jeronima per provare qualche strumento nuovo di zecca. Il commesso del negozio mi fece accomodare nel seminterrato e ben presto ebbi a disposizione una dozzina di “primera clase” da suonare a mio piacimento. Sembravo un bambino al parco giochi… Passai ore a “selezionare” strumenti (erano tutte belle, la selezione era un’impresa) fino ad avere due esemplari veramente fantastici in una sorta di final round. Chiesi al giovane commesso (che era poi uno dei liutai agli ordini di José III) di tenermi da parte per 24 ore i due strumenti, ero stanco e confuso e non avrei saputo scegliere nulla in quel momento. Il giorno dopo tornai e mi fu ben presto chiaro che una delle due si adattava meglio al mio tocco: una chitarra oltremodo canterina, meno corposa nei bassi ma dalla voce stupenda. Ancora oggi penso spesso che sia la più bella chitarra che ho mai comprato, e la suono ancora con grande piacere.

Qualche anno dopo ebbi l’opportunità di acquistare un’altra Ramirez “primera”, un’occasione ghiottissima trovata in un negozio che conoscevo: era stata costruita nel 1974 con un palissandro brasiliano di bellezza accecante, ed aveva caratteristiche diverse dalla “1982”, con bassi profondi e cantini trasparenti… Il magnifico “suono Ramirez” di questa chitarra è immortalato in un CD con sette sonate di epoca barocca per violino e continuo da me inciso anni fa con Tania Camargo Guarnieri, talentuosa violinista brasiliana.

A queste due chitarre ho affiancato dal 2015 uno strumento davvero portentoso, una “Tradicional” nell’allestimento “Del Vino” che mi aveva conquistato durante una breve prova in occasione di un “Ramirez Day” organizzato sul Lago Maggiore. La chitarra alla fine della manifestazione tornò a Madrid ma il giorno dopo non resistetti e pregai Amalia di tenermela da parte perché non potevo rinunciare ad averla tra i miei strumenti.

Sono così giunto alla pensione accompagnato fedelmente da una bella squadra di chitarre di valore tra cui fanno bella mostra di sé le mie tre José Ramirez, una più bella dell’altra. E non posso fare a meno di sottolineare come, al di là della stima professionale che si è rinsaldata con questi tre acquisti di assoluto valore, l’incontro e il perdurante rapporto di amicizia che mi lega alla Famiglia Ramirez abbiano giocato un ruolo determinante in questo idillio che dura da più di quarant’anni. Amalia, Cristina e José Enrique sono per me persone preziose e le chitarre che producono sono ancor oggi all’altezza della fama guadagnata nel tempo.

Francesco Biraghi